tech-learning

Non sarà una sezione in cui si presenta una semplice lista di software didattici. Ce ne sono molte in rete, sicuramente più complete di quella che potreste trovare qui.

E quindi. Si vorrebbe fare di questa sezione un laboratorio (strettamente correlato con conricerche) sulle pratiche educative che si servono delle nuove tecnologie: laboratorio perché non ci si fida dell'efficacia di una tecnologia negli apprendimenti solo perché è diventata di uso generale, laboratorio perché si vorrebbe che i partecipanti cooperassero nella verifica dell'effettiva validità attraverso la loro pratica quotidiana di insegnanti.
Verranno certamente presentati anche alcuni software. Di nuovo si privilegia la proposta di ciò che si è davvero utilizzato.
Di alcuni di essi si è cercato di rielaborare tutorial (prendendo spunto poco o molto dalle abbondanti guide on line) per renderli fruibili, nella loro installazione e uso, anche a persone non esperte di informatica (come molti di noi, d'altra parte). Si è preferito il più possibile il free software o l'open source, per motivi sia di convinzioni (si ritiene infatti che il copyright sia illegittimo, perché pretende la proprietà esclusiva di un prodotto, e dei saperi che contiene, per la gran parte frutto di cooperazione sociale) sia economici (la maggior parte dei software non proprietari sono anche gratuiti).

revolUcation

nasce dal desiderio di condividere e partecipare alla costruzione di quei saperi che nascono, si intrecciano, si confondono con i processi di insegnamento/ apprendimento/ autoapprendimento.

Media education, software per bisogni educativi speciali, materiali preparati in anni di attività e di collaborazioni (spesso involontarie) tra insegnanti e student*, ricerche in ambito di apprendimento/ autoapprendimento, riflessioni informazioni (in forma di testi, video, foto, grafica) dal/sul mondo della scuola.

Tutto ciò con l'obiettivo non di seguire questa o quella moda pedagogica, ma di cercare di spingere in avanti le forme e le modalità degli autoapprendimenti.

Il tentativo è dunque quello di non accettare passivamente il destino di staticità che sembra avvolgere e stritolare la scuola pubblica.
Le sue risorse, tante, fatte di lavoro malpagato, spesso precario a vita, svolto in ambienti fatiscenti e con mezzi limitati (altro che LIM, registro elettronico, e-book, ecc.), devono continuare a riscattare una scuola pubblica che sarebbe il caso diventasse sempre meno 'di Stato' (con tutto quello che si porta dietro: cerimonie, finzioni, ipocrisie, ritardi, tagli) e più comune.