Scritto da Gianluca Coeli | Articolo postato il 2013-08-23 12:15:02 | Tag software

Un Festival (complicato) per comunicare

Spesso mi sono trovato nella situazione di aver bisogno di un software per ragazz* con dislessia o per alunn* con deficit tali da necessitare di una lettura ad alta voce di testi.
Il problema è che gli ottimi software che si trovano (in commercio) hanno anche ottimi prezzi, con, in più, tutti i problemi e le limitazioni dei software proprietari.
La ricerca in rete mi ha portato a qualcosa che si può utilizzare con linux (ubuntu 12.10+): il software in questione è Festival. Dico subito che si tratta di un sintetizzatore vocale di non comodo uso, per ora. Mi riprometto di seguirne l’evoluzione e di aggiornare questa pagina.
Il tutorial che pubblico è ciò che ho trovato in giro (es. questa ottima guida, quest'altra per costruire una semplice interfaccia, ma non solo) e che da un lato ho provato a semplificare per velocizzare i tempi agli inesperti (come me) e dall’altro ne ho corretto alcune piccolissime non funzionalità.

1. Installiamo Festival su Ubuntu 12.10+

Parto da un’ovvietà, per iniziare ci serve una connessione internet. Ora possiamo iniziare le procedure per installare il sintetizzatore vocale text-to-speech Festival.
Apriamo un terminale ed eseguiamo il comando
$sudo -s
il prompt del terminale ci chiede la password di amministratore: scriviamola. Adesso che siamo diventati root digitiamo (il prompt prima di diventare root è $, quando si è root diventa #):
#apt-get install festival
per installare il software; fatto ciò passiamo ad occuparci dei pacchetti necessari al sistema per integrare le voci italiane, sia quella maschile che quella femminile.
Il comando in questo caso è
#apt-get install festvox-itapc16k festvox-italp16k
A questo punto, bisogna configurare Festival per far uso di una voce a nostra scelta.
Per prima cosa creiamo con l’editor gedit (editor di testo) i due file di configurazione di Festival (ancora non presenti nella nostra directory home; per entrare nella directory home bisogna digitare da terminale $cd home) .festivalrc e .festivalvarsrc:
Per creare .festivalrc
#gedit .festivalrc
si apre l’editor di testo, completamente bianco; al suo interno inseriamo queste linee, senza le quali l’utilizzo delle voci di Mbrola produce un errore durante l’esecuzione di Festival:
(set! main-path “/usr/share/festival”)
(set! libdir main-path)
(set! lexdir (path-append libdir “dicts”))
Quindi se vogliamo una voce maschile inseriamo la stringa:
(set! voice_default ‘voice_pc_diphone)
Oppure, se preferiamo una voce femminile, inseriamo la stringa seguente:
(set! voice_default ‘voice_lp_diphone)
Per fare in modo che il programma di sintesi vocale dirotti l’output audio sul server PulseAudio (in caso contrario, Festival non riuscirà ad emettere alcun suono) bisogna inoltre aggiungere le righe seguenti al file .festivalrc:
(Parameter.set ‘Audio_Command “paplay $FILE”)
(Parameter.set ‘Audio_Method ‘Audio_Command)
(Parameter.set ‘Audio_Required_Format ‘snd)
A questo punto, salviamo il file e chiudiamo gedit.
Per creare .festivalvarsrc
sempre come root e dentro la home del nostro computer, eseguiamo:
#gedit .festivalvarsrc
si apre l’editor di testo per creare questo file di configurazione; al suo interno inseriamo queste due righe:
(set! main-path “/usr/share/festival”)
(set! load-path (cons main-path load-path))

Possiamo, prima di installare Mbrola, controllare il funzionamento di Festival.
Per avviare il software, da terminale digitiamo:
$festival
ora il prompt diventa festival, scriviamo
festival>(SayText “Testo che vuoi sentire”)
e premiamo invio, sentiremo pronunciare dal computer la frase tra virgolette.
Per uscire da festival premere Ctrl+d

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Proposte di educazione con i media e sui media. L'innovazione tecnologica fornisce grandi opportunità per facilitare e potenziare gli apprendimenti.
Basta avere la consapevolezza che mentre un media in sè può essere neutro, altrettanto non si può dire dei contenuti che attraverso i media vengono veicolati.
L'utilizzo generico dei media, così come l'educazione con i media, necessitano di intervento critico da parte del soggetto. Solo così c'è la possibilità di approfittare vantaggiosamente di una ricchezza tecnologica che rischierebbe altrimenti di soffocare l'individualità frammentadone curiosità, conoscenze, capacità di co-produzione di saperi.
Anche la media education deve la sua ricchezza al proficuo mescolamento tra attività individuale e cooperazione sociale.

Un possibile riferimento bibliografico? Neil Postman, Ecologia dei media. La scuola come contropotere. Armando Armando Editore, Roma 1984.